Dopo il 15 Ottobre. Rilanciamo pratiche di lotta autorganizzate!

Il 15 Ottobre ha segnato l’inizio di una stagione di conflittualità e resistenza alla crisi devastante che il capitale ed il padronato vogliono far pagare a lavoratori, precari, studenti e migranti.

Quella giornata doveva essere una straordinaria giornata di lotta, in cui trasformare l’indignazione collettiva in rabbia contro questo sistema economico e le sue forme di austerity imposte ai popoli ma è stato un giorno complesso, difficile da analizzare anche a giorni di distanza. Il chiaro obiettivo politico di quella giornata era assediare i palazzi del potere per esprimere una conflittualità generalizzata, ma questo progetto era stato già arrestato nella fase organizzativa della manifestazione. Le strutture politiche che hanno costruito la mobilitazione si sono rivelate inadeguate, l’eccessiva rigidità del Coordinamento 15 ottobre, unito alla lucida consapevolezza di non esser in grado di “gestire” la rabbia che si sarebbe espressa, ha prodotto un  gioco al ribasso che ha portato alla decisione di far concludere il corteo a Piazza San Giovanni (ben distante dai palazzi del potere). Non era questo il senso della giornata!

 

La manifestazione del 15 ottobre ha visto emergere con forza una generazione precaria che ha rivendicato a gran voce un nuovo protagonismo politico. Centinaia di  migliaia di persone hanno voluto esserci, sono rimaste e non sono scappate davanti alle cariche  nonostante le difficoltà e le perplessità, hanno reagito in massa all’aggressione poliziesca e hanno infiammato piazza San Giovanni con la loro rabbia. Quello che abbiamo realmente vissuto è una piazza con una straordinaria conflittualità, come non avveniva da parecchi anni, anche se alla base di tutto c’è stata la sottovalutazione generale della rabbia di questa generazione di studenti e di precari senza futuro. Rabbia sottovalutata sia dalle organizzazioni promotrici che da parte di chi ha realizzato in piazza pratiche di conflitto puramente autoreferenziali.  Già il 14 dicembre e lo scorso autunno la rabbia  si era espressa nelle piazze del paese, sperimentando pratiche conflittuali cortei non autorizzati, occupazioni, boicottaggio di luoghi simbolo dello sfruttamento e del capitale finanziario, blocco simultaneo delle strade delle metropoli italiane, riappropriazione di spazi con occupazioni di università e scuole. Per questo era inevitabile che la rabbia esplodesse e per questo non crediamo sia opportuno fare una critica sull’opportunità e sulle modalità di quelle azioni di sabotaggio metropolitano, anche se, di fatto, hanno ostacolato un percorso politico di mesi, autorganizzato nelle pratiche e di massa nella partecipazione.

 

Oggi esprimiamo la massima solidarietà ai compagni arrestati durante gli scontri a piazza San Giovanni che rischiano pene ancor più gravi (dai 3 ai 15 anni) di quelle inflitte per i fatti di Genova.

Esprimiamo la massima solidarietà a tutti i compagni che hanno subito e stanno subendo  perquisizioni da parte delle forze dell’ordine nella speranza di trovare forse qualche “souvenir” da Roma e a tutti i compagni vittime della delazione di sbirri infiltrati (loro si) o finti militanti che hanno consegnato manifestanti alle forze dell’ordine o che continuano a mandare foto ai giornali-organi delle questure (in primis Repubblica), giocando a distinguere i buoni dai cattivi, i pacifisti (che poi picchiano chi ha un casco in testa) dai fantomatici black bloc. Non accettiamo le distinzioni in buoni e cattivi perchè vediamo espresse la stessa rabbia e la stessa frustrazione che viviamo, non accettiamo ogni tentativo di demonizzare, perchè non possiamo in alcun modo dare il fianco ad un dibattito assurdo tra buoni e cattivi, tra violenti e nonviolenti, prestando il fianco alle manipolazioni mediatiche e magari convincendoci che bruciare un cassonetto sia davvero violenza. Non esistono né buoni né cattivi, esistono solo morti sul lavoro e persone senza futuro, senza prospettive, quotidianamente sfruttate nei posti di lavoro, tra le mure di casa, svuotate di qualsiasi istinto creativo, a cui vengono negati diritti e bisogni essenziali come quello ad una casa o alla libertà di movimento, come nel caso dei migranti, sfruttati, annegati o picchiati a morte nelle nostre strade dai neofascisti. Esiste solo una rabbia sociale che giorno dopo giorno aumenta e contagia strati sempre più grandi di società e vogliamo che la pratica e l’intento di assediare e sabotare i luoghi di potere, sfruttamento e devastazione, si riproponga nell’agenda del dibattito cittadino e nazionale. Su questa rabbia, espressa va costruita progettualità politica, più efficace e riconosciuta. Questa, a giorni di distanza, sembra essere la sfida più grande che il movimento ha lanciato nella piazza di Roma e che tutti noi dobbiamo essere in grado di recepire e rilanciare, per evitare che, anche questa volta, tutto si risolva in un fuoco di paglia di poche ore.

 

compagn* autorganizzat*

Palermo

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