Dopo il 15 Ottobre. Rilanciamo pratiche di lotta autorganizzate!

Postati in News su 29 ottobre 2011 da labantifapa

Il 15 Ottobre ha segnato l’inizio di una stagione di conflittualità e resistenza alla crisi devastante che il capitale ed il padronato vogliono far pagare a lavoratori, precari, studenti e migranti.

Continua a leggere…

Fuori i neofascisti dalle Università!

Postati in Uncategorized su 12 ottobre 2011 da labantifapa

Comunicato -

Metti che un giorno alcune decine di mazzieri arrivino sotto una Università in agitazione con le suddette mazze insieme a caschi e bandiere del partito fascista inglese degli anni ’30. Metti che sono accuditi e accompagnati da inquietanti personaggi che richiamano alla destra eversiva degli anni ’80…
Metti che capisci di non essere in un film e neppure in uno scialbo remake degli anni ’60. Metti che questi personaggi si autodefiniscono “fascisti del terzo millennio”. Metti che pensi che svariati milioni di morti come tributo alla tirannia fascista sarebbero anche bastati… allora magari decidi di contestarli!
E’ quello che è successo oggi all’Università!
Questa mattina alcune decine di neofascisti di casapound-blocco studentesco, convocati da tutta la regione con mazze, bottiglie e bandiere fasciste al seguito (le croci celtiche con il fulmine dentro, ispirate e identiche a quelle del British Union of fascists del 1930, come mostriamo dalla comparazione delle foto) hanno fatto di nuovo irruzione fra la facoltà di Lettere e quella di Giurisprudenza su via Marina. Per la seconda volta in dieci giorni!
A differenza dell’altra volta, in questa occasione neanche la finzione di un volantinaggio “contro l’ignoranza antifascista” (Sic!! e proprio sotto l’università di giurisprudenza..). Stavolta sono venuti direttamente per aggredire!
Tra loro l’ex-candidato alla II municipalità nelle liste del Pdl Tarantino, noto per aver accoltellato alcuni studenti nel maggio scorso e per aver fatto gli auguri di compleanno ad Hitler sul suo profilo facebook. E altri personaggi davvero pittoreschi.. (vedi foto).

Dopo la manifestazione di venerdi scorso in cui gli studenti autorganizzati sono scesi in strada in oltre diecimila per difendere il diritto allo studio disintegrato dalle finanziarie, la facoltà di Lettere in via porta di Massa è entrata in agitazione il giorno seguente. In vista del 15 ottobre, giornata della manifestazione internazionale contro i tagli sociali e la speculazione finanziaria.
Probabilmente tutto questo ai gruppetti neofascisti non sta bene, oppure fanno i servi idioti di qualcun altro!
La tensione è subito salita, perchè ovviamente dalla facoltà e dal resto dell’Università sono arrivati oltre un centinaio di studenti a contestarne la presenza, garantita invece da un reparto della celere e dei carabinieri. Nel caos che è seguito i fascisti si sono dovuti allontanare dalla facoltà di giurisprudenza, ma hanno lanciato pietre e bottiglie ferendo un ragazzo alla gamba e invece alla testa una studentessa che usciva dai corsi…
E però su via Marina la polizia ha ben pensato di caricare gli studenti accorsi!

Immaginiamo bene che una storia del genere produca in chi ascolta un’istintiva repulsione… eppure non è fantascienza! Soprattutto in una fase di grave crisi sociale ed economica, in opposizione al meccanismo emancipativo delle lotte sociali, c’è spazio per chi soffia sul fuoco del rancore verso i più deboli, verso le diversità, verso l’attivismo politico. Migranti, omosessualità, partecipazione politica.. può finire nel mirino di queste nuove squadracce alimentando le pulsioni più velenose che esistono nella nostra società. E’ esattamente quello che quest’organizzazione sta riproducendo in tutta Italia, a partire dalla famosa aggressione al movimento studentesco in piazza Navona a Roma. Ed è per questo che rifiutare ogni diritto di cittadinanza a questi psicotici del terzo millennio è una responsabilità comune che non si può delegare!

Collettivi studenteschi
Rete contro il razzismo, il neofascismo e il sessismo

Lunedi 10 ottobre 2011

15 Ottobre – Da Palermo a Roma

Postati in Uncategorized su 2 ottobre 2011 da labantifapa

Partenze da Palermo venerdì 14 h 18 piazzale Giotto

Per info:

Rete dei collettivi studenteschi (Facebook)

3895492377

oppure tel. 091349192

15 ottobre – CORTEO A ROMA

Postati in Uncategorized su 2 ottobre 2011 da labantifapa

Neofascismo? NO GRAZIE!

Postati in News, Uncategorized su 30 settembre 2011 da labantifapa


Mentre oggi state leggendo questo volantino della Rete dei Collettivi Studenteschi, è probabile che nei giorni passati (o in quelli a venire) siate incorsi nel volantino di qualcun altro, ovvero qualche scritto di Giovane Italia (giovanile del PDL, partito di Berlusconi al momento al governo), “Avanguardia Studentesca” (gli stessi di Giovane Italia, cambiano solo nome a convenienza per confondere le idee!) o “Blocco Studentesco”!
Chi magari non sa chi sono, a cosa si ispirano queste sigle “studentesche” e a chi fanno riferimento beh, ci pensiamo noi a chiarire le idee!
Queste tre sigle studentesche sopracitate sono di evidente e dichiarato stampo neofascista, e ogni neofascista che si rispetti ha un solo obiettivo nei tuoi confronti: confonderti le idee con belle parole e simboli poco riconoscibili, passare per rivoluzionario e accaparrarti dentro la sua struttura! Magari le parole scritte le troverai “belle” (a parte il razzismo, il sessismo e l’odio verso il diverso, ma si sa, per i fascisti del XXI secolo questi sono dettagli), semplici e vicine a te. Gli slogan, del resto, sono gli stessi da sempre, e la formulazione ambigua delle loro proposte (si dicono contrari ai tagli all’istruzione pubblica ma i loro “grandi” fanno parte del primo partito promotore delle riforme Gelmini, guarda un po’!) è studiata a tavolino per attirare la tua attenzione: “libertà per lo studente”, “classi pollaio”, “avanguardia studentesca”, “rivoluzione identitaria” e varissime altre parole che faranno pensare ai meno attenti “fighi questi qua”! Ora, caro studente, magari anche non troppo di sinistra e non troppo autorganizzato come noi, non avrai certo problemi a riconoscere che l’antifascismo, a parte essere un valore portante di questo paese e della sua costituzione, è prima di tutto un risultato storico da difendere con le unghia e con i denti: il fascismo ha oppresso e ucciso per un ventennio, gambizzato lo sviluppo culturale, distrutto l’opposizione politica con la forza e portato intere generazioni dentro la seconda guerra mondiale al fianco di Hitler e dei nazisti. Questi ragazzi che vi danno quei volantini sorridendo e ammiccando non lo sapete, ma rappresentato un potenziale male per l’intera società e per lo sviluppo sincero della sua storia: una storia antifascista, una storia di resistenza ed una storia che con le dittature (a parte lo psiconano di oggi) ha chiuso i conti, con le unghia e con i denti, tanto tempo fa. Non ti fare prendere in giro, i “militanti” di quelle sopracitate organizzazioni sono gli stessi simpatizzanti che appoggiano il governo Berlusconi, ovvero non solo quello della riforma gelmini, ma soprattutto quello dei tagli tout court al welfare, dell’austerity, della guerra in Afghanistan/Iraq/Libia, dell’aumento della crisi, della speculazione sul lavoratore, della controcultura giovanile, dell’ignoranza, dell’odio verso il diverso!

NON CHIEDIAMO ALTRO DI GETTARE QUEL VOLANTINO, DI NON DAR CONTO A CHI PROFESSA NEOFASCISMO ALL’INTERNO DELLE SCUOLE E A CHI E’ AMICO DI UN GOVERNO CRIMINALE CHE E’ BUONO SOLO AD ARRICCHIRE LE PROPRIE TASCHE: LORO NON HANNO INTERESSE VERSO DI VOI SE NON NEL CONFONDERVI IL PIU’ POSSIBILE LE IDEE, NON SALVAGUARDANDO NE STUDENTI NE LAVORATORI!

STUDENTI, NON CASCATE NEI TRANELLI DEI NEOFASCISTI! ORA E SEMPRE RESISTENZA, ORA E SEMPRE ANTIFASCISMO NELLE SCUOLE COME NELLE UNIVERSITA’: NOI SIAMO LEGITTIMI, LORO NO!

RETE DEI COLLETTIVI STUDENTESCHI PALERMO

http://retedeicollettivipa.noblogs.org

NoTAV Non facciamoci rubare il futuro

Postati in Uncategorized su 30 settembre 2011 da labantifapa

«Gli ospedali chiudono, le scuole cadono a pezzi, i giovani vanno a studiare e a fare ricerca all’estero, i treni pendolari vengono soppressi e a Chiomonte, in Val di Susa, da più di tre mesi il governo spende 90mila euro al giorno per sorvegliare un cantiere. Non è forse l’ora di dire basta?». Dopo un estate all’insegna della protesta contro la realizzazione della linea ferroviaria Torino-Lione i comitati No-Tav si rivolgo al Paese invitando i cittadini ad aderire alla loro lotta. «Essere No-Tav» spiegano «significa bloccare la casta che ci ha portato in questa crisi economica». E ancora, «Essere un No-Tav significa scommettere sul futuro di questo Paese, lottare per cambiarlo e proporre tante piccole opere utili e investimenti essenziali per uscire dalla crisi». Cambiano le parole ma il messaggio resta sempre lo stesso: «La Tav è una grande opera pubblica che non serve a nulla se non a rifinanziare le casse della mafia e dei partiti».

Contro il fascismo e la sua apologia

Postati in Uncategorized su 17 marzo 2011 da labantifapa

Lo scorso 11 febbraio presso la libreria Mondadori Multicenter, il gruppo di esplicita ispirazione neofascista, Casapound, ha organizzato la presentazione di un romanzo sulla storia della loro organizzazione, invitando il responsabile nazionale Gianluca Iannone e l’autore Domenico Di Tullio. Si tratta di un testo rivolto ai giovani, di accessibile lettura ed espressione della loro “cultura” fatta di odio razziale, omo – lesbo – trans fobia, violenza, sessimo, autoritarismo e di esaltazione del superomismo e del patriarcato.
Già in quell’occasione le antifasciste e gli antifascisti di Palermo in pochissimo tempo hanno avuto la forza di lanciare una mobilitazione e di impedire che la cultura dell’odio trovasse spazio nel pieno centro di Palermo. Non contenti l’iniziativa sarà riproposta mercoledì 23 marzo, stesso luogo, ma con una rosa di ospiti che vanno oltre l’autore e il responsabile nazionale Gianluca Iannone. Sono previsti infatti interventi di padri, padroni e padrini, esponenti del centro destra palermitano e giornalisti di importanti testate giornalistiche nazionali. Questo nuovo assetto dell’iniziativa è ancora più pericoloso risultando espressione del degrado culturale e politico che viviamo oggi in Italia. Rientra perfettamente nel progetto generale di riabilitazione politica del fascismo, dei suoi temi e dei suoi simboli a scapito della lotta partigiana e dei valori di libertà ed eguaglianza portati avanti da quest’ultima.
Ricordiamo i continui attacchi istituzionali alla festa del 25 aprile, la proposta di parificare la condizione dei repubblichini a quella dei partigiani in quanto giovani che hanno combattuto per la patria (!!!), il vano tentativo di cancellare la storia della resistenza dai libri scolastici e gli attacchi alla Costituzione democratica frutto della lotta antifascista (ricordando a chi l’avesse dimenticato che in Italia secondo la Costituzione (XI disposizione transitoria), l’apologia del fascismo è reato (legge 20 giugno 1952 n°645)! , il tutto mediato dai mezzi televisivi ed editoriali dell’autoproclamato padrone d’Italia Silvio Berlusconi
Tutto torna: fascisti, nostalgici del regime , asserviti alle forze politiche della destra revisionista, reazionaria e liberista, che utilizzano gli strumenti mediatici gentilmente concessi dal padrone. Non è un caso infatti che la presentazione del libro sia stata organizzata presso la libreria del gruppo editoriale di proprietà della famiglia Berlusconi. Inutile dilungarsi sul ruolo che ha avuto la Mondadori nell’illecita e criminosa ascesa economica e politica di Sivio Berlusconi.
Essere antifasciste/i oggi per noi significa denunciare e lottare contro uno stato di polizia in cui la repressione dello stato può anche uccidere (ricordiamo tre omicidi tra loro diversi ma legati alla stessa mano come Carlo Giuliani, Federico Aldovrandi, Stefano Cucchi).
Quotidianamente viene fomentata la paura del diverso per poi permettere a organizzazioni fasciste, naziste o di simile ispirazione di ergersi a tutori della sicurezza e dell’ordine, provocando un aumento di aggressioni xenofobe. A tal proposito, non dimentichiamo la proposta presentata nel 2008 di dar vita alle ronde per fortuna rimasta (in parte) disattesa e che tra l’altro strumentalizzava la violenza di genere proprio per legittimare la formazione di queste squadracce!
Vergognosamente oggi la marginalizzazione del “diverso” è istituzionalizzata, l’esempio più evidente di ciò è la nascita dei CPT oggi CIE, veri e propri centri di detenzione per migranti, all’interno dei quali si consumano un’enormità di violenze e di violazioni di diritti civili e politici. Ricordiamo casi di stupri (es. il caso di Joy, stuprata all’interno del CIE di via Corelli a Milano), omicidi, pestaggi, accompagnati da una tanto quotidiana quanto ingiustificata privazione di libertà di movimento che non a torto viene paragonata a quella subita da ebrei, oppositori politici, persone LGBT e rom nei lager!
A questo scenario macabro dobbiamo inoltre aggiungere l’approvazione del Pacchetto sicurezza e delle ordinanze per il decoro urbano che proprio pochi giorni fa hanno fatto una vittima proprio nella nostra città: Noureddine Adnan.
Noureddine, ragazzo marocchino di 28 anni, “regolare” in Italia e con un permesso di ambulante, si è dato fuoco dopo il quinto sequestro consecutivo della sua merce in virtù di una regola, che ha permesso a due vigili urbani con pratiche ed atteggiamenti fascisti di perseguitarlo ripetutamente (come probabilmente è già capitato a tanti migranti).
Essere antifasciste/i significa attualizzare la spinta di liberazione sociale e di trasformazione della società. Esserlo a Palermo significa partire dai bisogni/diritti non solo civili ma soprattutto sociali mettendo in rete i percorsi di lotta, di rivendicazione e di emancipazione collettiva. Percorsi che ci pongono in conflitto con il blocco di potere dominante che non a caso in Sicilia è caratterizzato già all’indomani della seconda guerra mondiale dal connubio tra mafia e fascisti. Percorsi attraverso i quali, andando oltre il vuoto legalitarismo, si formi una coscienza della responsabilizzazione collettiva di quelle porzioni di società che subiscono il dominio ideologico e materiale mafioso.
Memori di quanto accaduto il 9 ottobre 2010, quando 6 studenti antifascisti sono stati denunciati e arrestati per un semplice volantinaggio davanti ad una scuola dove per l’appunto si erano verificati casi di violenza fascista, risulta necessario che tutte le forze antifasciste presenti a Palermo, centri sociali, collettivi, associazioni, sindacati,intellettuali e partiti, mantenendo le loro differenze e le loro pratiche d’azione, tutte legittime e complementari, si trovino a formare un fronte comune contro l’apologia e la riabilitazione del fascismo istituzionale e non.
Proponiamo dunque un momento di mobilitazione per portare ancora avanti i valori della resistenza che non fu soltanto una lotta di liberazione nazionale contro l’invasore ma soprattutto una lotta per una radicale trasformazione della società.

CONTINUANO IN TUTTA ITALIA LE PROTESTE CONTRO LA RIFORMA GELMINI. A PALERMO DA SCIENZE POLITICHE OCCUPATA

Postati in Università su 26 novembre 2010 da labantifapa

Dopo la grande giornata di ieri (Giovedì 25 novembre 2010) che ha visto in piazza migliaia di studenti autorganizzati,

Continua a leggere…

ATTACCO ALLE LIBERTA’ DI TUTTI/E

Postati in News su 10 ottobre 2010 da labantifapa

Sabato 9 ottobre alle ore 12 davanti i cancelli del liceo classico Umberto I,  si è svolto un volantinaggio per denunciare le continue minacce e aggressioni da parte di Casa Pound e Azione Giovani, organizzazioni dell’estrema destra, davanti ai cancelli del suddetto istituto.

Continua a leggere…

ASSEMBLEA ANTIFASCISTA PALERMITANA- BANDARADIO- LABORATORIO ZETA presentano

Postati in News, Uncategorized su 12 maggio 2010 da labantifapa

http://www.facebook.com/home.php?#!/event.php?eid=119005224798166

25 APRILE

Postati in Generale su 18 aprile 2010 da labantifapa

IL 25 APRILE NON è UNA RICORRENZA; è una data simbolo, ma non solo… Continua a leggere…

Festival delle culture antifasciste – Bologna

Postati in Uncategorized su 26 marzo 2010 da labantifapa

Antifascismo. Vi suona vecchia questa parola?

Inadeguata ai tempi? Sorpassata, obsoleta?

  Continua a leggere…

ll laboratorio antifascista palermitano

Postati in Uncategorized su 18 marzo 2010 da labantifapa

Antifascisti* oggi significa non avere dimenticato la storia di questo paese che,  la resistenza dei partigiani, appoggiati dalla popolazione, condusse alla Liberazione dal nazi-fascismo, il 25 aprile 1945.

significa portare con noi la forza, l’odio e l’amore di chi per la libertà ha lottato, anche a rischio della vita

significa portare con noi la voglia di libertà, e la capacità di resistere a chi ci vuole immobili e passivi

Continua a leggere…

2 giorni antifascista

Postati in News su 14 marzo 2010 da labantifapa

Caratteri reazionari della società contemporanea

e nuove Resistenze

La restrizione delle nostre libertà accomuna il fascismo di ieri ed il regime di oggi, che, in maniera stavolta subdola,ha creato e crea ricattabilità, paura, repressione e aumento delle diseguaglianze sociali.

Continua a leggere…

UNA DONNA SU TRE NEL MONDO SUBISCE O HA SUBITO VIOLENZA NEL CORSO DELLA SUA VITA!

Postati in Antisessismo - Autodeterminazione, Pacchetto sicurezza su 5 marzo 2010 da labantifapa


Nonostante questi dati, i governi continuano ad ignorare la realtà e a strumentalizzare la violenza maschile sulle donne per approvare leggi razziste, xenofobe, e lesive dei diritti dei/delle cittadini/e, come il pacchetto sicurezza!

Continua a leggere…

Venerdì 12 febbraio piazza Massimo h 20.30 presidio antifascista

Postati in News, Uncategorized su 10 febbraio 2010 da labantifapa

Venerdì 12 febbraio - Palermo contro ilo corteo di Casa puond.

Venerdì 12 febbraio piazza Massimo h 20.30

SCENDIAMO IN PIAZZA PER DIRE NO AL FASCISMO, AL RAZZISMO, ALL’OMOFOBIA
NESSUNO SPAZIO A VECCHI E NUOVI FASCISTI – NESSUNO SPAZIO AL REVISIONISMO

LA RESISTENZA è UN ESERCIZIO QUOTIDIANO

Verso l’applicazione del Dasp ai cortei

Postati in Leggi e Repressione, News su 24 dicembre 2009 da labantifapa

«Sono in corso approfondimenti di livello tecnico per verificare la possibilità di iniziative legislative per contrastare più efficacemente gli episodi di violenza in caso di manifestazioni pubbliche, sempre in un quadro di compatibilità con l’ordinamento vigente, sulla falsariga di quanto già avviene per combattere la violenza negli stadi». Così il ministro degli Interni, Roberto Maroni, nella sua informativa ieri alla Camera dei deputati.
Con quelle parole, Maroni ha aperto un nuovo capitolo, illuminante sulla strategia di restrizione delle libertà pubbliche e individuale in questo Paese. Un capitolo persino più grave di quello sull’«oscuramento dei siti web» che il ministro ha comunque toccato contestualmente e che in realtà si profila come la nemesi dell’emendamento D’Elia (Udc) scomparso per una pelo dal testo finale del “Pacchetto sicurezza”, laddove si prevedeva l’oscuramento medesimo per siti e blog «incitanti a disobbedire alle leggi o all’odio sociale» e una pena fino ai 4 anni per i responsabili.
E’ una minaccia anche più grave, quella riguardante le «manifestazioni politiche» perché, come spiega lo stesso Maroni poco dopo in Transaltantico, non si tratta nemmeno di limitare il diritto di critica in occasione di comizi istituzionali o elettorali, come pure aveva invocato tonante il collega ministro della Difesa, La Russa, fin da lunedì.Certo, si conferma l’indirizzo di “blindatura” delle iniziative elettorali, dal momento che Maroni si sofferma sulla necessità di «trovare un equilibrio tra la libertà di manifestazione del proprio pensiero in campagna elettorale e quella di manifestare la propria critica». Ma quando gli è stato chiesto un chiarimento sui «cambiamenti» da apportare a livello di «modello» generale di «ordine pubblico», il ministro leghista ha filosofeggiato: «L’ordine pubblico non è un modello statico definito cinquanta anni fa ma un modello dinamico sempre adeguato alle nuove esigenze e questo è quello che sta accadendo. Ci sono delle regole poi si tiene conto del contesto, se c’è un percorso o un sit-in eccetera, e mi sembra che finora questa linea abbia dimostrato di funzionare».
Per capire di cosa Maroni parli, basta ascoltare un’eco locale, peralto rilevante visto che si tratta della capitale della Repubblica, come quella prodotta ieri dal sindaco di Roma, Gianni Alemanno. Il quale a proposito della «tregua natalizia» con la quale d’accordo con questore e prefetto ha imposto il divieto di manifestare per le strade romane, «tregua» un tantino prolungata visto che è proclamata fino al 12 gennaio compreso, ha detto: «Non sarà rotta, ho l’impegno di prefetto e questore che se qualcuno proverà a farlo interverrà la polizia». Prefetto, che – pur essendosi espresso criticamente in precedenza sulle ipotesi di «protocollo» permanente coltivate apertis verbis dal sindaco – risponde al governo; e questore, che risponde direttamente al Viminale.
Ma il punto vero, più allarmante, è in quelle parole pronunciate da Maroni nell’Aula di Montecitorio: «Sulla falsariga di quanto già avviene per combattere la violenza negli stadi». Significa il “Daspo”. Significa la legge 41 del 2007 che ha appesantito il decreto 401 del 1989 e successive modifiche. Significa insomma che chi è anche solo denunciato per «violenze» alle manifestazioni non potrà andare, con un’estensione all’infinito del già famigerato “articolo 1”, un confino diffuso; e che, di più, non vi si potrà accendere neanche un fumogeno, che vi saranno sequestrati gli striscioni giudicati «ingiuriosi». Tutto ciò essendo «urgente», Maroni l’ha già detto ieri, ci piomberà addosso «per decreto». Ricorda qualcosa, forse, nella storia italiana?

Anubi D’Avossa Lussurgiu

No alla privatizzazione delle forze armate in Italia

Postati in Fascismo e fascisti, News su 24 dicembre 2009 da labantifapa

Tutta la gestione della Difesa potrebbe passare in mano a una società per azioni. Spenderà oltre 3 miliardi l’anno agli ordini di La Russa. Così un ministero smette di essere pubblico .Sembra uno scherzo, ma è una legge che potrebbe diventare esecutiva nel giro di poche settimane.

 ulteriori fonti:

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/forze-armate-e-privatizzate/2117172//0

http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=135423

12 dicembre a Palermo

Postati in News su 9 dicembre 2009 da labantifapa

12 DICEMBRE A PALERMO

Ricorre quest’anno il quarantesimo anniversario della strage di Piazza Fontana (12 dicembre 1969) e dell’assassinio dell’anarchico Pinelli, avvenuto la notte tra il 15 e il 16 dicembre nei locali della questura di Milano. Le bombe alla banca nazionale dell’agricoltura e l’assassinio di Giuseppe Pinelli “inaugurarono” la strategia della tensione, arma con cui lo stato italiano ed i servizi segreti tentarono di arrestare il forte e diffuso movimento di protesta che cambiò l’Italia.

A 40 anni da quel giorno, vogliamo tornare in piazza non per commemorare, ma per dire che ancora una volta non ci stiamo:

Non ci stiamo con una vita di stenti, in cui ci vorrebbero costringere a “tirare a campare” ed a non potere mai alzare la testa.

Non ci stiamo con leggi fasciste e xenofobe come il pacchetto sicurezza, che fa diventare reato il semplice immigrare, che istituisce ronde come nel periodo fascista (fingendo che la maggiore causa della violenza sulle donne siano gli immigrati e non le violenze familiari); che, in nome di un presunto “decoro pubblico “ ci toglie spazi di vivibilità nelle città.

Non ci stiamo con uno stato che continua ad uccidere impunito, ieri con le stragi di stato, oggi con omicidi come quelli di Federico Aldrovandi, Carlo Giuliani, Stefano Cucchi.

E non ci stiamo, ad accettare passivamente che i gruppi neofascisti, ancora oggi, agiscano impuniti,  cani da guardia del potere;  legittimati nelle nostre città, con le loro aggressioni e campagne xenofobe, contro la libertà di scelta delle donne ecc…

Invitiamo tutte le realtà che credono che la memoria sia importante, che credono che antifascismo e antisessismo siano ancora oggi valori fondamentali, a partecipare alla creazione di una piazza tematica alle 17 di sabato 12 a piazza massimo, con pannelli, volantini ecc. e a seguire un corteo notturno con concentramento alle 21:00 nella stessa piazza Massimo

Per dare un segnale unitario di resistenza a questa città.

 

REALTÀ ANTIFASCISTE PALERMITANE

Palermo antifascista

Postati in Archivio materiali, Generale, Uncategorized su 9 dicembre 2009 da labantifapa

A proposito di aggressioni omofobe, transfobiche, lesbofobiche

Postati in Antisessismo - Autodeterminazione su 15 novembre 2009 da labantifapa

Martedì 13 ottobre 2009

Due ragazzi, dichiaratamente omosessuali, all’uscita dall’Istituto di moda da loro frequentato a Canicattì (provincia di Agrigento) hanno subito una brutale aggressione omofobica. Calogero è stato ricoverato per una lesione al timpano mentre Vincenzo è stato costretto a portare un collare rigido per diversi giorni.

Roma 11 ottobre 2009

«Eravamo appena usciti da Palazzo Venezia – ha raccontato Massimo Fusillo – dopo aver visitato la mostra l’intenzione era quella di andare a pranzare in un ristorante al Pantheon. Ci siamo incamminati lungo via del Corso e abbiamo deciso di tagliare per una delle stradine laterali quando siamo stati avvicinati da sei ragazzi in motorino: erano giovanissimi, forse dai 16 ai 18 anni». Probabilmente ad attirare l’attenzione degli aggressori è stato l’abbigliamento della coppia gay, che indossava capi in stile Skinhead sharp, l’acronimo di skinhead against racial prejudice, ovvero contro il pregiudizio razziale. “ (…) Ci hanno avvicinato, erano alle nostre spalle, ci hanno fatto il saluto romano, ma noi non abbiamo risposto, poi ci hanno più volte gridato “camerati”. Io ho cominciato a correre verso via del Corso pensando che anche il mio compagno lo stesse facendo ed invece è rimasto indietro. Il tempo di accorgermene e lo avevano già aggredito. “Io non sono fascista” ha gridato Francesco mentre i suoi aggressori fuggivano in sella agli scooter diretti verso piazza Venezia. “Appunto, lo siamo noi”, hanno risposto. Fisicamente Francesco sta abbastanza bene, a parte il dolore alla mano con cui ha cercato di proteggersi dal colpo alla testa.

È cresciuta finalmente l’attenzione dei media per le aggressioni nei confronti di gay, lesbiche e trans… eppure pestaggi, violenze e omicidi sono all’ordine del giorno da anni in questo paese in cui ci vengono spesso negati i diritti civili.

Attraverso i mezzi di comunicazione, però, le aggressioni, sempre più frequenti negli ultimi anni, sono state fatte passare come episodi isolati e privi di qualunque matrice politico – culturale,  come puri e semplici atti di balordi. Ci pare però innegabile come il lancio di bombe carta in una strada affollata, aggressioni individuali e pestaggi, attacchi alle sedi di collettivi e organizzazioni lgbt e femministe, siano in realtà frutto di una trasformazione culturale e politica, in cui la crisi economica e la precarietà dell’esistenza vengono usate per alimentare la paura e focalizzare la rabbia verso il/la diverso/a. Inoltre, la maggior parte di queste aggressioni ai danni di gay, lesbiche e trans, ma anche ai danni di immigrati/e e di chi propone una società diversa, sono compiuti da esponenti di organizzazioni di estrema destra razziste, fasciste, xenofobe ed omofobe (e anche da parte di chi semplicemente vive immerso in questa cultura facendola propria), sempre più legittimate e coperte dalle istituzioni di questo paese.

Il disegno politico di chi governa il paese, inoltre, prevede la ghettizzazione del diverso, il divieto alla libera circolazione (fino a considerare la clandestinità come categoria di etichettamento della gente), rende reato la sola presenza di una persona sul suolo italiano, e ancora, impone un’omologazione culturale su valori clerico-fascisti con lo scopo di plasmare una società su modelli e valori quali la famiglia eterosessuale e patriarcale (un modello ormai in crisi, che rappresenta un’istituzione totalitaria e totalizzante per le donne e per tutti quei soggetti che non rientrano nei suoi standard, coercitiva e che lede giornalmente le dignità).

L’approvazione del pacchetto sicurezza, l’istituzione delle ronde, i decreti antistupro, le ordinanze contro le prostitute, e ancora l’etichettamento dei gay, lesbiche, trans come soggetti incostituzionali paragonati a pedofili, necrofili e masochisti,  sono la risposta che viene data alla rivendicazione di diritti e libertà.

La laicità e la libertà di scelta e di pensiero sono svenduti dai governanti ad una chiesa che cerca di garantire la più totale adesione al sistema in cambio del controllo sulle nostre esigenze più intime a suon di anatemi.

Questa è la politica da cui ci allontaniamo, che non riconosciamo e che osteggiamo. Pensiamo che non esista un’alternativa di società diversa se non nelle menti e nelle quotidianità di chi giorno per giorno cerca i ritagliarsi, con fatica, uno spazio sempre più ampio nella coltre di intolleranza e discriminazione, che sono, queste si (!) il “nostro pane quotidiano”.

Non esiste un bavaglio tanto forte per fermare i nostri pensieri e non esiste repressione tanto dura sa impedirci di vedere e sognare!

Guardiamo il modo con l’occhio del ciclone e sempre con maggior convinzione urleremo i nostri NO e sventoleremo i nostri bisogni e desideri.

Non crediamo che il problema del razzismo, del neofascismo e delle violenze possa essere risolto da chi dai pulpiti di una sinistra che mette le bende sugli occhi, partecipa al revisionismo storico e non vuole nemmeno immaginare un modello diverso di economia e di società.

Crediamo fermamente che l’omofobia e la transfobia siano assolutamente connessi al sessismo.

«(…) Questo tipo di aggressioni rende più evidente il legame di necessità tra fascismo e sessismo, fascismo uno dei cui fondamenti è rappresentato dal mantenimento violento del sistema patriarcale di sottomissione di un sesso all’altro. Ma la cultura patriarcale non si esaurisce nel fascismo, sottende le relazioni tra maschi e femmine così come le ha strutturate l’eterosistema, quel sistema ideologico cioè che persegue la normazione dei generi come “complementari” l’uno all’altro, sistema che quindi non può che combattere ferocemente il lesbismo, soggettività che lega esplicitamente l’accesso maschile al corpo femminile, che rifiuta l’obbligatorietà e la naturalità dell’etero-sessualità.(…)»[1].

Finché la nostra differenza di genere non sarà riconosciuta e finché i nostri corpi verranno violati da legislatori e politici sordi alle nostre esigenze, e abituati a usarci quale merce di scambio, saremo sempre qui nelle piazze a lottare per la nostra libertà di scelta e per la nostra autodeterminazione.

CONTRO SESSISMO, OMOFOBIA, LESBOFOBIA E TRANSFOBIA

ORA E SEMPRE ANTIFASCISTE!

INDECOROSE E LIBERE

 

I mandanti, al G8 di Genova…

Postati in Genova-G8 2001 su 14 novembre 2009 da labantifapa

scajola-assassino

Falsi verbali sui pestaggi al G8 – condanna bis per Perugini

Postati in Genova-G8 2001 su 14 novembre 2009 da labantifapa

 martedì 10 novembre 2009 alle ore 17.15

di MASSIMO CALANDRI
GENOVA – La condanna è arrivata anche in appello, ma con lo sconto della prescrizione. Un anno di reclusione per Alessandro Perugini, il funzionario di polizia protagonista di una delle sequenze più impressionanti del G8, l’uomo che in jeans e maglietta gialla sferra un calcio al volto di un adolescente, poi ripreso dalle telecamere con un occhio orribilmente tumefatto.

Era il pomeriggio di sabato 21 luglio 2001, Perugini – allora numero 2 della Digos ligure e responsabile dell’antiterrorismo – arrestò a modo suo il giovane no-global, che insieme ad altri ragazzi partecipava ad un pacifico sit-in davanti alla questura di Genova. Otto manifestanti finirono in manette nella caserma di Bolzaneto, accusati di aver lanciato pietre e bottiglie all’indirizzo degli agenti.

I filmati dimostrarono però che il gruppo di no-global era innocente: i ragazzi erano seduti a terra con le gambe incrociate e le braccia in alto, quando furono trascinati via dagli uomini della Digos. Perugini e
quattro sottufficiali falsificarono i verbali della cattura, farcendoli di bugie. Durante il trasferimento in macchina al carcere, due dei no-global furono minacciati con una pistola: “Vi ammazziamo, bombaroli di merda”.

Già condannati in primo grado, gli imputati hanno potuto usufruire in parte della prescrizione, intervenuta per i reati di calunnia, percosse, minacce e ingiurie. Sono però stati ritenuti responsabili dei falsi: un anno a Alessandro Perugini (già condannato a 2 anni e 4 mesi per i soprusi e le violenze nel ‘centro di prima detenzione’ di Bolzaneto) e Antonio Del Giacco, otto mesi per Luca Mantovani, Enzo Raschellà e Sebastiano Pinzone.

(10 novembre 2009)

http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/cronaca/g8-genova/condannabis-pestaggips/condannabis-pestaggips.html

 

Solidarietà antifascista dal Coordinamento Facciamo Breccia

Postati in Leggi e Repressione su 14 novembre 2009 da labantifapa

Nelle prime ore di venerdì 6 novembre, a Firenze, sono state effettuate una
serie di perquisizioni nelle case di attivisti antifascisti, perquisizioni che
si sono concluse con un arresto.
Nell’azione condotta dalla Questura, sono
stati confusi due fatti completamente diversi fra loro: un’ azione dimostrativa
alla sede dell’Agenzia delle Entrate a Firenze, ed una vicenda di antifascismo
avvenuta in via della Scala nello scorso mese di maggio iniziata con una
aggressione da parte di esponenti della destra all’interno di un bar. Le
perquisizioni sono state effettuate soltanto nei confronti degli antifascisti.

L’arresto è stato effettuando adducendo un presunto pericolo di fuga per un
viaggio in sud America che avrebbe dovuto fare, e per il quale era in possesso
di un biglietto, il compagno arrestato.
Le accuse vanno dalla detenzione di
presunti esplosivi, ai rapporti di solidarietà internazionale, alle iniziative
contro la presenza dei fascisti in città, alle iniziative contro Forza Nuova a
Rignano sull’Arno.
Il GIP Pezzuti ha utilizzato l’aggravante di terrorismo,
utilizzando in maniera piuttosto stravagante quanto previsto dal Decreto Pisanu
sulla nuova definizione di terrorismo stesso (“Sono considerate con finalità di
terrorismo le condotte che, per la loro natura o contesto, possono arrecare
grave danno ad un Paese o ad un’organizzazione internazionale e sono compiute
allo scopo di intimidire la popolazione o costringere i poteri pubblici o un’
organizzazione internazionale a compiere o astenersi dal compiere un qualsiasi
atto o destabilizzare o distruggere le strutture politiche fondamentali,
costituzionali, economiche e sociali di un Paese o di un’organizzazione
internazionale, nonché le altre condotte definite terroristiche o commesse con
finalità di terrorismo da convenzioni o altre norme di diritto internazionale
vincolanti per l’Italia”).

Facciamo breccia esprime piena solidarietà al
compagno arrestato e agli antifascisti perquisiti.
Un’azione repressiva contro
chi dell’antifascismo fa militanza e non solo iniziative di facciata in
occasioni istituzionali. Ancora una volta le modalità usate confermano quanto
questo governo sia pericoloso: dai CIE alle morti in carcere, dagli arresti
degli antifascisti e delle antifasciste alle ideologie fasciste e xenofobe dei
partiti di governo, ormai senza maschere.
Solidarietà agli antifascisti fermati

Coordinamento Facciamo Breccia

_______________________________________________
Facciamobreccia mailing list
Facciamobreccia@indivia.net

https://liste.indivia.net/listinfo/facciamobreccia

verso lo stato di polizia

Postati in Pacchetto sicurezza su 11 novembre 2009 da labantifapa

SI APPROVA IL DDL SULLA SICUREZZA.VERSO LO STATO DI POLIZIA.

Sembra ormai imminente la approvazione del disegno di legge sulla sicurezza. A meno di contrasti interni alla maggioranza di governo, entro il mese di luglio il parlamento dovrebbe approvare un provvedimento che non si rivolge soltanto contro tutti i migranti, regolari o irregolari che siano, ma stravolge i principi sui quali si basa lo stato di diritto scaturito dalla Costituzione repubblicana del 1948. Uno stravolgimento di consolidati principi costituzionali che trova conferma in altri provvedimenti che il governo si accinge ad approvare.

A fronte dell’ingolfamento degli apparati giudiziari, derivanti dalla sanzione penale di una miriade di comportamenti attribuibili agli immigrati irregolari, e tra breve anche ai cittadini che dissentono, si stanno introducendo, con un separato provvedimento legislativo, modifiche al codice di procedura penale che permetteranno ai vertici giudiziari ed al ministero della giustizia un ferreo controllo delle decisioni della magistratura sui provvedimenti relativi alla libertà personale dei migranti, con il superamento del principio della promozione di ufficio dell’azione penale, con il trasferimento dei poteri dai magistrati alla polizia giudiziaria, con la gerarchizzazione degli uffici giudiziari, con l’ampliamento delle funzioni dei giudici di pace in materia di provvedimenti sulla libertà, e con la introduzione dei giudici elettivi, come richiesto dalla Lega Nord. Un attacco senza precedenti alla indipendenza della magistratura ed alla garanzia della legge “uguale per tutti”. Si stanno costituendo le condizioni per un processo penale speciale per i migranti. Ed è già definito il quadro di un nuovo diritto penale speciale.

Un nuovo “diritto penale speciale” che non si limita solo agli immigrati, ma che coinvolge direttamente tutti i cittadini, con il ricorso alla sanzione penale totalmente rimessa alla discrezionalità amministrativa per sanzionare i comportamenti più frequenti nelle situazioni di conflitto sociale. Va in questa direzione la reintroduzione del reato di oltraggio a pubblico ufficiale che costituirà in futuro un arma potentissima in mano alla polizia per portare sotto processo qualsiasi persona, migrante o cittadino che sia, che segue comportamenti qualificati discrezionalmente come offensivi per l’autorità. Un passaggio decisivo dallo stato di diritto allo stato di polizia.

La introduzione del reato di immigrazione clandestina, seppure sanzionato da una pena pecuniaria, costituisce una rilevante rottura del principio di eguaglianza affermato dall’art. 3 della Costituzione in quanto tutti coloro che si troveranno in una condizione di irregolarità non potranno fare valere in giudizio i propri diritti ed i propri interessi legittimi come previsto dall’art. 24 della Costituzione, che riguarda tutti gli esseri umani e non soltanto i cittadini.

Il prolungamento dei tempi della detenzione amministrativa fino a sei mesi,viola gravemente la riserva di giurisdizione stabilita dall’art. 13 della Costituzione in quanto snatura la funzione dell’internamento nei CIE, misura non più finalizzata all’esecuzione delle misure di allontanamento forzato, ma vera e propria sanzione per una condizione soggettiva di irregolarità, applicabile, anche con successivi internamenti, nei confronti di chi non ha commesso alcun reato.

La sanzione del reato di immigrazione clandestina consentirà alle autorità di polizia di detenere ed allontanare dal territorio immigrati privi del permesso di soggiorno senza applicare le garanzie procedurali ( a partire dal diritto di difesa) previste dalla direttiva comunitaria sui rimpatri, che stabilisce la priorità dei rimpatri volontari e limita i casi di detenzione amministrativa alle ipotesi nelle quali non siano possibili altre forme di limitazione della libertà di circolazione ) come il domicilio obbligato.

La introduzione del reato di immigrazione clandestina comporterà anche uno stravolgimento di quanto previsto dall’art. 2 del Testo Unico sull’immigrazione che riconosce a tutti, quale che sia la loro condizione di soggiorno, i diritti fondamentali della persona. La certezza dell’allontanamento forzato, a seguito della scoperta della condizione di irregolarità, potrà impedire anche le già modeste possibilità di denuncia dei caporali e dei datori di lavoro in nero, limitando l’accesso alle misure di protezione sociale previste dall’art. 18 del Testo Unico sull’immigrazione n.286 del 1998, sempre più rimesso alla discrezionalità delle autorità di polizia.

La introduzione del reato di immigrazione clandestina costituirà un ulteriore ostacolo per l’accesso alle procedure di protezione internazionale e permetterà, in caso di diniego sulla prima istanza, un allontanamento forzato verso paesi che non rispettano i diritti fondamentali della persona. In contrasto con quanto previsto dalle convenzioni internazionali e dalle direttive comunitarie, si introduce come regola la detenzione amministrativa dei richiedenti asilo costretti al’ingresso irregolare dalla mancanza di qualsiasi possibilità di ingresso legale.

Con la entrata in vigore delle nuove norme che inaspriscono le sanzioni penali per gli immigrati privi di permesso di soggiorno non sarà possibile neppure riconoscere un figlio, avere accesso alle cure mediche senza il rischio di essere espulsi, rivendicare la retribuzione per il lavoro prestato. Diventerà impossibile per i figli di immigrati irregolari completare i corsi di studio oltre la scuola dell’obbligo. Le nuove norme consegnano i migranti irregolari ad una condizione di sfruttamento servile che si sta estendendo rapidamente alle fasce più deboli della popolazione italiana.

Il disegno di legge sulla sicurezza cancella gli orientamenti giurisprudenziali che avevano escluso la sanzionabilità penale degli immigrati irregolari che dopo l’ordine di allontanamento si erano trattenuti nel territorio nazionale per un “giustificato motivo” , come la mancanza di documenti, o di mezzi economici per fare rientro nel paese di origine.

La previsione di un permesso di soggiorno”a punti” che gli immigrati regolari possono perdere sulla base di valutazioni discrezionali delle autorità di polizia, in caso di mancato rispetto del cd. “accordo di integrazione”, peraltro sulla base di un decreto che sarà rimesso al ministero dell’interno, viola l’art. 10 della Costituzione che afferma il principio che spetta alla legge la definizione della condizione giuridica dello straniero. Tutti gli immigrati, anche quelli regolari, diventano così “ostaggio” delle autorità di polizia, e questo aumenta la ricattabilità dei lavoratori immigrati , di tutti i lavoratori immigrati, regolari o irregolari che siano.

Le scelte proibizioniste dei governi che chiudono ai migranti le vie di ingresso legale ed effettuano respingimenti collettivi, vietati a livello internazionale, verso gli stati che non rispettano i diritti dell’uomo, ed in particolare il diritto di asilo, alimentano le mafie che speculano sulla domanda di mobilità delle persone, con frequenti collusioni tra le organizzazioni criminali e le autorità che nei paesi di transito sono preposte ai controlli di frontiera.

In un paese nel quale il sistema elettorale nega la rappresentanza politica a milioni di cittadini, mentre si escludono dalla cittadinanza e dal diritto di voto gli immigrati, si ripropone l’esigenza di individuare e praticare nuove prassi di difesa e di aggregazione sociale che riuniscano migranti e cittadini. In questa prospettiva va svelata la utilizzazione del diritto penale nel controllo, ed adesso sanzione, del conflitto sociale, mentre dovranno essere contrastate sul territorio, anche attraverso la organizzazione di osservatori indipendenti e nuclei di difesa legale, le diverse forme di razzismo istituzionale. E dovrà crescere e diventare capillare la capacità di denuncia delle nuove norme di fronte alla Corte Costituzionale ed alle corti internazionali.

Fulvio Vassallo Paleologo

Università di Palermo

Postati in Pacchetto sicurezza su 10 novembre 2009 da labantifapa

ITALIA, 2009 : AMNISTIA PER POLIZIA, CARCERE DURO PER CHI È ACCUSATO DI AVERE SPACCATO UNA VETRINA..

Postati in Genova-G8 2001, Leggi e Repressione su 11 ottobre 2009 da labantifapa

Otto anni fa, a Genova, per le manifestazioni contro il G8, le forze del (dis)ordine eseguirono cariche ingiustificate e pestaggi brutali, reclusioni coatte, torture alla alla “>caserma di Bolzaneto; infine, l’irruzione ed il massacro alla scuola Diaz, dove dormivano i manifestanti e gli attacchi ai media centre, con il sequestro e la sparizione immediata di filmati che riprendevano le manifestazioni di quei giorni.

Tutto quello che è successo, in questi anni, è stato falsato e riscritto, ed oggi, sembra quasi che tutto quello che è accaduto non abbia mai avuto luogo: in otto anni, le istituzioni hanno costruito la loro “verità”, e false ricostruzioni degli avvenimenti sono state create ad hoc per giustificare l’operato del governo italiano e delle “forze dell’ordine”.

I filmati, i documenti e le testimonianze dirette, smontano pezzo per pezzo la montatura istituzionale, rovesciandola completamente. Ma i documenti che girano nel sottobosco della vera informazione , delle pubblicazioni indipendenti, del tam tam telematico sono sepolti dall’assoluto silenzio della (dis)informazione ufficiale.

Oggi, il capolavoro delle istituzioni si sta definitivamente compiendo.

Il tribunale di Genova ha sepolto sotto un secolo di carcere, comminati a 10 manifestanti, un movimento straordinario che ha voluto mettere in discussione le scellerate politiche dei padroni del mondo.

Alle violenze di quei giorni, sono seguiti l’archiviazione dell’omicidio di Carlo Giuliani, la promozione di tutti gli gli “>alti vertici della polizia polizia “>responsabili del massacro della Diaz, la prescrizione dei processi riguardanti le forze dell’ordine, e addirittura l’assoluzione per De Gennaro, (ex capo della polizia, oggi direttore del Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza), uno dei mandanti di quella carneficina, uno dei cervelli che comandò i manganelli che spaccarano teste e gli spara lacrimogeni. È stato assolto anche anche “>l’ex l’ex “>dirigente della Digos di Genova Spartaco Mortola, accusato anche lui di aver indotto alla falsa testimonianza l’ex questore di Genova Francesco Colucci riguardo all’irruzione della Polizia nella scuola Diaz .

Succede invece che 10 presunti black block siamo diventati il capro espiatorio di tutto, un monito vivente del fatto che da 16 a 6 anni di reclusione è il prezzo da pagare per chiunque decide di alzare la testa.

Le pene inflitte per reati di “devastazione e saccheggio” (anche se fosse, solo ai danni di cose materiali), sono semplicemente “esemplari”. qualsiasi cosa abbiano o non abbiano fatto atto “>questi 10 manifestanti in quei quei “>giorni di certo non può assolutamente nemmeno essere messo a paragone rispetto alla violenza indiscriminata e ingiustificata che fu messa in atto in quei giorni dall’allora compiaciuto governo su migliaia di persone. Inoltre nessuna azione di autodifesa può essere punita con anni di galera. Una pietra contro un lacrimogeno, scudi di plastica contro defender, furgoni e plotoni di polizia che effettuavano caccia all’uomo indipendentemente da quello che i manifestanti stessero effettivamente facendo, cassonetti di spazzatura rovesciata contro chi in quei giorni sparò e uccise!!!!!

Eppure almeno adesso qualcosa dovrebbe muoversi:

e non solo nelle coscienze dei/delle militanti e di chi a Genova c’era,

ma di tutti quelli/e che ogni giorno continuano a rivendicare il loro diritto di esistere, di vivere dignitosamente e di essere liberi/e.

Abbiamo il diritto di resistere ad uno stato di cose che ci relega alla precarietà lavorativa ed esistenziale, che vorrebbe costringerci all’immobilismo ed alla condizione di ricatto continuo, sotto cui non vogliamo soggiacere!

Continuiamo a portare avanti le nostre lotte, vertenze e rivendicazioni, la repressione non spegnerà la nostra rabbia .

Per i 10 processati resta solo la cassazione, poi potrebbero aprirsi le porte delle carceri.

Non vogliamo che queste condanne restino nel silenzio, non vogliamo che qualcuno paghi per il diritto di tutti e tutte i/le cittadini/e di questo paese di poter giustamente manifestare il proprio dissenso alle scellerate e criminali politiche economiche, ambientali, sociali e estere che i governi impongono su tutt* noi .

Diffondiamo l’informazione

ALZIAMO LE BARRICATE E CONTINUIAMO A R*ESISTERE

Laboratorio Antifascista Palermitano Continua a leggere…

GENOVA- G8

Postati in Genova-G8 2001 su 9 ottobre 2009 da labantifapa

ITALIA:amnistia per la polizia, carcere duro per chi è acusato di avere spaccato una vetrina

Potere e territori

Postati in Palermo su 31 maggio 2009 da labantifapa

I rigurgiti fascisti sono un fenomeno diffuso su tutto il territorio, un problema in tutto il paese ma non sono che l’ultimo livello di un complesso sistema di potere e di alienazione dei diritti che ha delle profonde radici economiche, sociali, politiche e culturali.

La fascistizzazione della società è un fenomeno globale, strettamente connesso con il neoliberismo, le sue sperequazioni sociali, le sue modalità di repressione del dissenso e non può che inasprirsi in fasi di crisi economiche come quella che stiamo vivendo. Purtroppo, questa crisi non è uno spiacevole accidente, come molti media vogliono farci pensare, ma una caratteristica strutturale dell’economia liberista che vive di shock esattamente come ha bisogno di guerre e conflitti. Poco importa se a pagare le grandi speculazioni finanziarie sono i popoli, se la risposta dei governi in tempi di crisi è la nazionalizzazione e la promozione dell’intervento statale e in tempi di sviluppo le uniche vie sono la privatizzazione, la deregulation e l’esternalizzazione della produzione.

Queste poche parole descrivono una situazione diffusa, condivisa che ogni giorno crea nuovi disoccupati, nuova precarietà e nuove strategie di soffocamento del dissenso sociale, dalle manganellate alle condanne penali ma parlare, scrivere e ragionare di fascismo, neoliberismo e repressione acquista in ogni territorio parole e istanze diverse.

Ogni terra, ogni quartiere, ogni città ha la sua specificità, i suoi bisogni sociali, le sue lotte e i suoi conflitti e i poteri e gli interessi si presentano sempre strettamente legati, non sempre visibili, in molti casi occulti.

Palermo e la Sicilia sono dei particolari laboratori politici, in tutti i sensi. In queste terre i poteri locali, la criminalità organizzata, la politica corrotta, le istanze autonomiste, il finto primato morale del vaticano, le bande neofasciste sono tutti aspetti di un unico fenomeno: il controllo e la gestione di un territorio, pieno di risorse sistematicamente usurpate, di bisogni sociali repressi, di diritti negati.

La nostre terra è piena di potenzialità ma da decenni un criminale controllo mafioso ha alienato tutti i diritti essenziali, la casa, il lavoro, il reddito e li ha resi privilegi che si possono ottenere solo all’interno di un sistema di clientele e servilismo, questo ha permesso alle organizzazioni criminali di ottenere il monopolio sostanziale nel controllo delle attività produttive.

La politica è stata complice di questo crimine, si è lasciata corrompere, ha appoggiato, coperto, legittimato questa strategia, godendo di favori e di appoggi: boss malavitosi che ricevevano favori, appalti, coperture politiche in cambio di consenso elettorale. La struttura è andata avanti per anni: la Sicilia era un sicuro bacino d’utenza elettorale, i voti si comprano per pochi spiccioli o anche solamente promettendo favori perché non esistono garanzie sociali, perché il lavoro, nero, sottopagato, precario si ottiene solo per il favore di un politicante corrotto, solo perchè si diventa servi e complici della gestione mafiosa del territorio con il favore di un boss, la casa popolare è un privilegio per chi sostiene attivamente le campagne elettorali o per i tirapiedi dei boss nei quartieri, in ospedale un posto letto, una visita o un intervento richiedono mesi di attesa che sono un medico di fiducia può evitare.

La mafia e la criminalità organizzata gestiscono le nostre terre, usurpando i diritti, sfruttando e svendendo le nostre risorse accumulano ingenti capitali che riciclano, investono e moltiplicano con la complicità della politica, legame sempre più stretto tanto che nelle ultime tornate elettorali amici, parenti o uomini di fiducia, criminali ed ex squadristi, direttamente legati alle più potenti cosche della città hanno vinto le elezioni e governano ora questa terra senza aver più bisogno di nessuna mediazione politica.

La criminalità organizzata ormai controlla il sistema produttivo e la distribuzione, i grandi ipermercati e l’edilizia sono le attività principali con cui riciclare capitali sporchi.

I bisogni sociali sono la base di questo sistema di clientele e usurpazione, la nostra regione non deve avere opportunità di sviluppo, deve essere la terra della disoccupazione se si vuole garantire il predominio elettorale della destra in tutto il paese.

Noi siamo la scommessa già vinta di un equilibrio che prende la sua forza dalla disperazione della gente, esattamente come non ci potrebbe essere nessuno sviluppo industriale del nord-est senza che i lavoratori sottopagati del centro-sud o nuovi servi di oggi, i migranti; nessuno sviluppo industriale sarebbe possibile senza terre come la Campania o la Puglia si cui sversare i rifiuti tossici senza pagare dazio. Dovunque c’è l’accumulo di capitali c’è sfruttamento e alienazione.

Quotidianamente arrivano notizie di assessori e noti esponenti politici inquisiti per voto di scambio, corruzione, favoreggiamento della criminalità organizzata tanto che là nella stessa villa che ospita la sede del comune è possibile trovare un bunker pieno di armi della mafia e il deputato regionale nonché assessore ai beni culturali e alla pubblica istruzione, inquisito per favoreggiamento non solo non si dimette ma inizia in pompa magna la sua campagna politica per le europee. Strana terra la nostra. Il precedente presidente della Regione ha avuto la piena solidarietà di tutto il parlamento regionale dopo essere stato indagato per mafia e ha annunciato la decisione di non dimettersi, largamente sostenuta, offrendo in piazza cannoli alla cittadinanza.

Purtroppo, per quanto squallidi, questi sono gli effetti più ridicoli della collusione mafiosa della classe politica che gestisce la nostra terra. Il potere reale si vede nel quotidiano, nelle strade, nelle piazze e nei quartieri. Il controllo sociale è sistematico e ineludibile, dal lavoro, alla casa. I diritti minimi vengono alienati e ogni protesta può essere pagata a caro prezzo. Tra le file dello sfruttamento siciliani e migranti vivono ogni giorno le stesse pratiche di usurpazione, non si può protestare per un lavoro in nero o iscriversi ad un sindacato senza correre il rischio di essere licenziati, dal call-center all’officina. Chi si ribella paga a caro prezzo la volontà di difendere la propria dignità e dove finisce il controllo mafioso inizia la repressione dello stato. Al danno la beffa. In una città come Palermo dove l’ingresso in alcune strade è precluso alle volanti della polizia dalla criminalità che le controlla, dove non c’è esercizio commerciale che non paghi il pizzo, organizzare un volantinaggio o un corteo diventano azioni eversive che vengono subito intercettate e represse. Le compagne e i compagni che da anni sostengono le lotte sociali sono segnalati, denunciati e condannati.

Nei quartieri popolari, intanto, crescono e si radicano i gruppi di destra che propongono una finta opposizione ma sono in realtà, i primi servi dei politici corrotti che governano questa terra. Le organizzazione di destra si presentano come alternative all’attuale gestione del potere, chiamano i giovani a costruire una nuova società ma non solo rimangono gli stessi squadristi infami pronti ad aggredire di notte chi non approvano, che siano compagni, migranti, gay, trans o semplici ragazzi, ma sono sempre finanziati, appoggiati e garantiti dagli stessi politici corrotti più e più volte inquisiti per favoreggiamento, noti complici della criminalità organizzata.

Nei quartieri popolari, però, in troppi, disoccupati e pregiudicati, senza lavoro, senza speranze, diventano i servi e i complici dei padroni che hanno svenduto il loro futuro e che sfruttano il loro presente: le assunzioni che avvengono negli Enti Pubblici sono controllate, i contratti rinnovati di mese in mese come gli assegni per l’affitto della casa, in alcuni quartieri di periferia non c’è l’aggancio all’acquedotto e l’acqua arriva ogni giorno con l’autocisterna ma tutto è sempre in discussione, tutto deve essere chiesto e pagato al caro prezzo del servilismo, della complicità e dello sfruttamento ogni giorno. Questo rende interi quartieri del tutto asserviti ai potentati locali, manodopera a bassissimo costo per qualsiasi lavoro, progetto o campagna elettorale e per chi si ribella il futuro è segnato.

Grazie alla complicità della politica si sono riciclati anche i vecchi picchiatori fascisti di qualche anno fa, ora in giacca e cravatta, deputati del Pdl, con televisioni, ville e macchine di lusso e un passato di collusione e corruzione. Tutto con la benedizione della curia che non una parola pronuncia quando il Comune spende tutti i soldi dei buoni casa per comprare piante e luci per imbellettare le strade-vetrina ma è pronta a far sgombrare i senza tetto dalla cattedrale, perché oltraggiano un luogo di culto. Il vaticano con i suoi tentacoli pervade le cliniche della città, abortire è difficilissimo, comprare una pillola del giorno dopo è come vincere alla lotteria nei presidi sanitari infestati dagli obiettori.

Il pacchetto sicurezza è stato l’ultimo atto di questo sistema di alienazione dei diritti e di repressione. Dove non arriva la criminalità arriva l’azione delle forze dell’ordine, pronte a reprimere i compagni, le lotte sociali i movimenti popolari e a rispondere con i manganelli e le condanne ai bisogni reali.

In questo mondo, tra queste strade e queste piazze, essere antagonisti è essere antifascisti, antimafiosi e anticapitalisti, la mafia non è che l’ultimo padrone al soldo del capitale che usurpa i diritti e stupra la nostra terra con la complicità della politica e la benedizione del Vaticano; di questo complesso sistema di violenza e alienazione i gruppi neofascisti non sono che gli ultimi servi, pronti ad ingannare i disperati e a colpire di notte quanti non si sottomettono alle logiche di potere e sfruttamento.

In questa regione promuovere percorsi di aggregazione e socializzazione nelle scuole e nelle università, diffondere una cultura dei diritti, tutelare il lavoro tra siciliani e tra miranti, sostenere progetti di emancipazione delle donne e combattere l’omofobia e il sessismo, resistere al capitale e alle logiche del profitto con le occupazioni e le autogestioni non è solo una scelta politica, è l’unica scelta possibile per una generazione che combatte per la speranza di sottrarre la propria terra al controllo criminale, mafioso e fascista che da decenni usurpa, sfrutta, bastona e uccide.

In questa prospettiva la quotidiana pratica politica antagonista e militante non è solo una scelta di parte, una scelta ideologica ma l’unica via per riprenderci il nostro futuro nella nostra terra.

La nostra idea di resistenza. Lotte sociali e nuovi fascismi

Postati in Archivio materiali su 31 maggio 2009 da labantifapa

Di giorno in giorno la crisi economica si inasprisce sempre di più e i suoi devastanti effetti di disoccupazione e povertà sono sempre più visibili: fabbriche chiuse, un costo della vita sempre
più alto, famiglie che stentano ad arrivare a fine mese. Molto più di una ciclica crisi di sovrapproduzione ma una fase di recessione che dimostra ancora una volta la fragilità e l’insostenibilità del neoliberismo e le profonde sperequazioni sociali che determina.

I governi del mondo ignorano i devastanti effetti  sociali di questa crisi e continuano a difendere i potentati del capitale finanziario mondiale che ne sono i maggiori responsabili. Il governo Berlusconi rispondendo con i decreti salva banche ignora i problemi reali del paese e mistifica ogni forma di conflitto sociale, di opposizione e di dissenso.

Il questa prospettiva il ddl 733 meglio noto come “pacchetto sicurezza” è l’ennesimo tentativo di rispondere ai bisogni reali di lavoratori e famiglie con la sistematica repressione di ogni forma di opposizione sociale: ogni migrante è un pericoloso individuo capace di minacciare la sicurezza, i
lavoratori in sciopero sono pericolosi eversivi, le discariche odiate dalla gente diventano siti strategici, ogni voce contraria al governo e alle sue politiche liberticide viene sistematicamente occultata e criminalizzata.

Nuove forme di fascismo serpeggiano: le ronde cittadine, la crescente discriminazione sociale, un clima di costante ghettizzazione del diverso, ogni migrante diventa un soggetto pericoloso, ogni clandestino un criminale.

Le politiche repressive vengono spacciate come pratiche necessarie per garantire la sicurezza sociale, le donne diventano il pretesto per militarizzare le strade e criminalizzare i migranti, ignorando che la violenza sulle donne non è un fenomeno legato all’immigrazione, come i media lo hanno presentato, ma una triste e quotidiana realtà di sistematica violenza che avviene nella maggioranza dei casi tra le mura domestiche.

Se il pretesto del diverso considerato come nemico è sempre utile per distogliere le preoccupazioni della gente dai problemi reali della difficile quotidianità, la destra nazionale si ricostruisce una facciata di presunta credibilità, prende apparentemente le distanze da un passato recente,
si dichiara democratica, responsabile e progressista. Eppure il pacchetto sicurezza invita il personale medico a denunciare i clandestini che si recano nelle strutture sanitarie per le cure mediche, pratica che ben poco si differenzia dalla segregazione ottenuta con le leggi razziali, eppure la ronde
ricordano troppo da vicino le vecchie squadracce fasciste.

Mentre la destra cerca di ripulirsi la faccia da un recente passato di squadrismo e violenza, l’organizzazione giovanile di AN, Azione Giovani, conferma la sua natura fascista. Nella notte tra il 16 e il 17 aprile, mentre un’associazione universitaria vicina ad AG organizzava una finta iniziativa benefica presso Giurisprudenza, un gruppo di circa 30 fascisti, usciti dalla facoltà, si è reso responsabile della solita vigliacca aggressione contro un piccolo gruppo di militanti,  in giro per Palermo per propagandare il prossimo contro vertice al G8 ambiente che si terrà a Siracusa. I militanti sono stati aggrediti e picchiati con caschi, cinghie e spranghe. Il triste risultato dell’infame
azione sono 3 compagni contusi.  L’ennesima aggressione fascista, coperta da una finta iniziativa umanitaria con i fratelli d’Italia  che non esitano un solo istante a smettere i panni dei benefattori e ad impugnare le mazze, con il beneficio e l’autorizzazione del Preside di Giurisprudenza e del Rettore.

I compagni hanno resistito all’aggressione come meglio hanno potuto e come ogni giorno lottano contro la crescente e sistematica fascistizzazione della società, con la sola prospettiva di costruire percorsi reali di aggregazione sociale e conflitto, contro i vecchi e i nuovi fascismi, contro i cani da
guardia e i servi del sistema che sono solo capaci di azioni infami e vigliacche.

Per questo, il 25 aprile non è né una festa né una ricorrenza, ma il ricordo del momento in cui questo paese ha ricominciato a respirare dopo una feroce dittatura.

Per questo, continuiamo a resistere e a lottare. Oggi, come allora, nuovi fascismi si delineano all’orizzonte, minacciando le nostre libertà e i nostri diritti, per cui è necessario praticare, ogni giorno, ogni forma di resistenza sociale e politica, dal basso, organizzata.

Laboratorio Antifascista – Palermo

Crisi e repressione delle lotte sociali

Postati in Leggi e Repressione con i tag , , , su 31 maggio 2009 da labantifapa

Negli ultimi giorni si sono susseguiti aggressioni, violenze e minacce: centri sociali assaltati, movimenti di opposizione e lotte repressi e criminalizzati, immigrat*, stranier*, donne e gay, trans, lesbiche brutalmente aggrediti o vittime di disumane discriminazioni.

Non si tratta di fenomeni isolati, sono gli effetti inevitabili della lenta e inesorabile fascistizzazione dello Stato e delle istituzioni per cui l’unica e sistematica risposta alle voci e ai momenti di dissenso è la feroce repressione, l’unica forma di gestione del conflitto sociale è l’oppressione: da una parte i mass media diffondono notizie ed immagini manipolate perché non emergano, agli occhi di tutti, gli effetti evidenti della crisi economica e il dissenso e la paura delle persone comuni vengano indirizzate verso il diverso, il migrante, l’oppositore; dall’altra, nei territori e nelle città, ogni manifestazione di opposizione culturale, simbolica o politica, viene soffocata nei modi più cruenti e brutali.

Il pacchetto sicurezza, esito perfetto e puntuale di questa volontà politica, nasce con lo scopo di limitare qualsiasi forma di dissenso attraverso il controllo diretto di tutt* i soggetti, ignari e involontari protagonisti e vittime di questa crisi: cittadin* (siano essi riconosciuti o meno dalla legge), lavoratori/trici e tutte le frange della società civile restia a cedere silenziosa ai ricatti del governo.

Ogni momento e ogni movimento di opposizione e reazione allo status quo viene presentata come un problema di ordine pubblico, viene sanzionata perché “lesiva” del decoro urbano e infine repressa, si ignorano le vertenze sociali e, nelle città, assistiamo alla sistematica repressione attraverso le manganellate, le denunce, gli sgomberi, ma anche attraverso l’aggressione, diretta e personale, di quanti divengono il simbolo della critica all’ordine costituito ed imposto dalle leggi e dalla morale cattolica.

Degli ultimi giorni sono la notizia dell’aggressione da parte di esponenti di Azione Universitaria e Azione Giovani nei confronti di alcun* compagn* che stavano affiggendo manifesti per indire la tre giorni di Siracusa contro il G8 ambiente (episodio ancora più grave perché avvenuto davanti una facoltà gestita proprio da queste organizzazioni quella sera); l’episodio di violenza contro due trans a Firenze, il pestaggio di un immigrato a Palermo.

I gruppi di neofascisti e le loro organizzazioni di riferimento sono lo strumento infame attraverso cui a livello territoriale viene repressa la conflittualità politica e culturale, spontanea, organizzata; da qui nasce l’esigenza di legalizzare le ronde, legittimando questi gruppi violenti, reazionari e complici della gestione mafiosa e padronale, nonostante l’incostituzionalità di una loro eventuale approvazione.

La struttura sociale che cercano di imporci si basa fondamentalmente su:

  1. il rifiuto di ogni rivendicazione sociale: i bisogni della popolazione, i beni inalienabili di tutti, diventano merce di scambio, da vendere e comprare, un affare privato che il luogotenente dei padroni o il politico di turno con la sua “clientela” può gestire, su cui ogni affarista senza scrupoli e ogni furbetto può lucrare: l’acqua, il lavoro, il cibo, la salute divengono merci e per questo strumenti di ricatto sociale;

la continua frammentazione della classe, delle lavoratrici e dei lavoratori, attraverso contratti di lavoro sempre più parziali e specifici, tutti diversi e tutti precari, senza diritti, che in qualsiasi momento, al minimo accenno di dissenso, possono essere licenziati, tanto possono essere sostituiti in un solo istante, grazie all’esercito industriale di riserva;

la repressione sistematica di tutti i movimenti, fino a mettere in discussione in Parlamento il divieto di sciopero, vietando le manifestazioni e i cortei cittadini dietro il palliativo dello sciopero virtuale;

lo spostamento del dibattito pubblico da temi di carattere politico ai “grandi temi etici”, che si trasformano in vere e proprie campagne di discriminazione, oppressione e lesione dei diritti delle persone. Ad ogni campagna politica in questo senso corrisponde un arretramento delle libertà civili: la libertà di scelta delle donne, la libertà sessuale, la libertà ad una vita dignitosa.

Da una parte si cerca di soffocare la tensione politica, dall’altra si procede ad una ristrutturazione della società a livello sociale e culturale, basata sul rafforzamento dell’istituzione familiare, strumento di controllo dei bisogni sociali, strumento di segregazione e controllo delle donne, delle loro esigenze, dei loro desideri, della loro sessualità.

In contrapposizione a queste infami politiche sono nati negli ultimi anni diversi movimenti dal basso autorganizzati, con lo scopo di attuare, nei territori e nelle metropoli, percorsi reali di riappropriazione delle proprie vite e degli spazi di aggregazione, socializzazione e lotta, percorsi di liberazione dai bisogni. In questo senso vanno lette le occupazioni dei centri sociali e delle case, che subiscono sempre di più l’azione repressiva dello Stato e delle sue bande armate e quotidianamente sono criminalizzati e posti sotto la minaccia di sgombero.

Di questi ultimi giorni infatti sono le ordinanze di sgombero del laboratorio Zeta, di Casa Guzzetta, luoghi simbolo delle vertenze sociali, dei bisogni reali e delle pratiche di riappropriazione diretta portate avanti dalla cittadinanza, mai ascoltate dalla Giunta comunale, spesso irrise, in ogni caso mai risolte.

Casa Guzzetta è un esperimento unico nella nostra città, una risposta concreta a chi dispone e impone ma non risponde alle esigenze dei cittadin*. Chiediamo case, lavoro e diritti, siamo disposti a lunghe notti fredde sotto il comune di Palermo, ma non accettiamo la repressione legale o gli sgomberi.

Difendiamo Casa Guzzetta e ogni percorso di resistenza e rilancio della dignità umana per le stesse ragioni per cui ci opponiamo alla Fascistizzazione della società.

Fascistizzazione, non a caso utilizziamo questo termine: censura, repressione delle lotte sociali, abolizione dei diritti dei/delle lavoratori/trici, ronde-squadracce, controllo e aggressioni,oppressione delle donne, famiglia canonica e religione cattolica.

Tutto questo c’è già stato. Tutto questo sta tornando. Ora come allora ci opponiamo con tutti i mezzi, anche se abbiamo, come precari e disoccupati, le scarpe rotte e anche se fischia il vento della crisi. E’ ora di R/ESISTENZA.

In solidarietà di tutt* gli/le aggredit*,

in solidarietà al laboratorio zeta, alle famiglie di Casa Guzzetta,

a fianco di tutti i percorsi di riappropriazione degli spazi e di diritti,

per la libertà di movimento di tutt*,

per la libertà di pensiero e di scelta,

contro il razzismo, il sessismo, il fascismo,

perché le facoltà e le scuole restino luoghi di crescita e non di sopraffazione e violenza squadrista.

LABORATORIO ANTIFASCISTA PALERMITANO

Per aderire all’appello di solidarietà allo zetalab inviare un’email a:

http://www.kom-pa.net/index.php?option=com_content&task=view&id=389&Itemid=1

ENNESIMA AGGRESSIONE FASCISTA A PALERMO

Postati in Archivio materiali su 17 aprile 2009 da labantifapa

Ennesima aggressione fascista a Palermo

La sera del 16.04.09 intorno alle 23.30, durante un’affissione per propagandare le iniziative e la mobilitazione contro il G8 di Siracusa, un gruppo di compagn* di scuole e università veniva aggredito da un gruppo di trenta ragazzi di Azione Universitaria, dell’associazione studentesca AREA 734, e di altri gruppi di destra cittadina.Il fatto avveniva davanti l’ingresso della facoltà di Giurisprudenza dove si stava svolgendo la manifestazione “Palermo IN-visibile”. Si tratta di un progetto finanziato dall’Università degli Studi di Palermo ai sensi della legge 429/85. La realizzazione era curata appunto dall’associazione studentesca AREA734 di giurisprudenza e Azione Universitaria.

Il bilancio della serata tre compagni contusi e punti in testa, per ferite causate da colpi di cinghie e di tondini di metallo, che i giovani rampolli di destra custodivano all’interno della facoltà!

Ci chiediamo come sia possibile che venga data in gestione una facoltà pubblica per una serata di finanziamento a organizzazioni che non per la prima volta si sono macchiati di tali spregevoli azioni.

Poi paradossalmente ci domandiamo se non sia il caso che docenti e preside della facoltà di giurisprudenza non diano una ripassata al Diritto Costituzionale: lo Stato italiano nasce con la stesura della Costituzione, che vieta espressamente la ricostituzione sotto qualsiasi forma del partito fascista! Non è forse quantomeno preoccupante che venga data a questi l’opportunità di usufruire degli spazi e dei fondi pubblici per finanziarsi?

Condanniamo ogni azione e aggressione fascista e razzista!

Perché le Università e le scuole siano luoghi di libera circolazione di saperi e pensieri, oggi più che mai contro il revisionismo storico, lanciamo un’assemblea antifascista per venerdì 17 aprile ore 16.00 presso la facoltà di scienze politiche di Palermo.

Riappropriamoci dei nostri spazi e della nostra libertà di movimento!

Laboratorio Antifascista Palermitano

Per un 25 aprile contro il pacchetto della sicurezza

Postati in Archivio materiali su 17 aprile 2009 da labantifapa

_locandina_16aprilescpolitiche_labantifa

A pochi giorni dal 25 aprile, festa della liberazione, il laboratorio
antifascista palermitano intende promuovere un momento di riflessione presso la
facoltà di Scienze Politiche di Palermo il 16 aprile 2009, ORE 16.00,  sul ddl
733 meglio noto come “pacchetto sicurezza” e sugli effetti delle norme
restrittive e lesive dei diritti di circolazione, sciopero ed espressione
previste da questo.
Le forti limitazione alle libertà dei migranti come la possibilità per i
medici e il personale sanitario di denunciare gli immigrati irregolari,
cancellando il comma che attualmente prevede la tutela della loro
riservatezza;  l’introduzione del reato di ingresso e soggiorno irregolare;
restrizioni ai ricongiungimenti; proroga fino a 18 mesi della detenzione nei
centri di identificazione ed espulsione;  obbligatorietà di una tassa di 200
euro per tutte le pratiche relative al rilascio o al rinnovo del permesso di
soggiorno; inasprimento delle norme legate al favoreggiamento dell’ingresso
irregolare, mentre non vengono minimamente toccate le sanzioni per quanto
concerne gli sfruttatori.
Le forti limitazione al diritto di sciopero, alle libertà sindacali e
costituzionali come il diniego di bloccare aeroporti, strade e ferrovie; forti
restrizioni sulle modalità di richiesta e svolgimento dei cortei.
La legittimazione delle ronde cittadine per il controllo del territorio.

Intendiamo discutere sui alcuni aspetti fondamentali con Pietro Milazzo (Rete
di sostegno per i diritti negati), Renato Franzitta (Confederazione COBAS),
Collettivo Malefimmine.

A seguito del dibattito seguirà la proiezione del video “Lampedusa 2009:
Report dall’Isola senza diritti”.

I fascisti dello sBlocco Studentesco a Lettere?!?

Postati in Università su 4 aprile 2009 da labantifapa

In un paese che sempre di più sprofonda nella melma e nei liquami della xenofobia, dell’intolleranza e del fascismo rinascente, anche le università vengono prese di mira.

In una città in cui l’estrema destra fascista, sempre impunita e come al solito non perseguita dalle “forze dell’ordine” (!?), si permette di sfregiare una scuola con manifesti razzisti e violenti nei confronti della comunità rom, anche Blocco Studentesco fa la sua indecorosa e solita parte.

Forse in vena di scherzi la mattina di mercoledì 1° Aprile uno sparuto gruppuscolo ha lanciato volantini “goliardici” di fronte l’ingresso della Facoltà di Lettere e Filosofia, gridando e salutando romanamente col braccio teso, per poi coraggiosamente fuggire via, il tutto in meno di 30 secondi.

I volantini recano la firma di Blocco Studentesco che – ricordiamo a tutti – è quella formazione neofascista diventata tristemente famosa per l’aggressione al corteo studentesco di P.zza Navona a Roma lo scorso 29 Ottobre (aggressione appoggiata dalla polizia e dai carabinieri presenti sul posto).

Questa stessa accozzaglia di fascisti, come sempre supportati ed utilizzati dai poteri repressivi dominanti, si è poi resa protagonista di una aggressione ai danni della sede RAI di via Teulada, “colpevole”, per mezzo della trasmissione Chi l’ha visto? di aver provato a fare luce proprio sugli episodi del corteo romano.

Quest’ultima è l’estrema dimostrazione del clima di crescente fascistizzazione della società italiana, processo sostenuto, voluto e finanziato dalla politica istituzionale, che a fronte della sua apparenza di rispettabilità e di credibilità democratiche, nasconde invece la sua anima di destabilizzazione eversiva e reazionaria, che strumentalizza il disagio e i bisogni di un momento di grave crisi economica, attraverso squadracce e manipoli creati appositamente.

Gli studenti antifascisti non si faranno certo intimidire da ridicoli gesti provocatori come quello verificatosi mercoledì.

Chi pensa di poter fare il saluto romano impunemente non ha ancora fatto bene i conti con il fiero antifascismo di chi ancora ama sentire fischiare il vento.

Biblioteca autogestita “Potere e Sapere”, Facoltà di Lettere e Filosofia

Collettivo “20 Luglio” Facoltà di Scienze Politiche

Box 4 Aula “Carlo Giuliani” Facoltà di Lettere e Filosofia

Laboratorio Antifascista Palermitano

Una strana idea di sicurezza

Postati in Archivio materiali su 3 aprile 2009 da labantifapa

Lo scorso 30 Marzo, un normale Lunedì cittadino, il Collettivo Universitario 20 Luglio di Scienze Politiche ha promosso un volantinaggio informativo in occasione della giornata nazionale del boicottaggio dei prodotti israeliani, atto di protesta contro l’economia di uno stato che da anni promuove azioni di guerra nei territori palestinesi. L’iniziativa si proponeva di coinvolgere i cittadini ad un atto responsabile di consumo critico, invitando i consumatori a non comprare alcuni prodotti ed inviare alle aziende lettere di protesta, chiedendo l’immediata e definitiva cessazione di ogni atto di guerra nei territori occupati. I promotori si aspettavano di dover  trascorrere un pomeriggio nel faticoso tentativo di attirare l’attenzione dei cittadini sulle tematiche del boicottaggio, sfruttando l’occasione per discutere con i passanti della spinosa questione palestinese.

La cittadinanza ha risposto con un inatteso interesse, ma un altrettanto inatteso interesse è stato rivolto dalle forze dell’ordine. Il volantinaggio è stato seguito, per tutto il tragitto dalla facoltà di Scienze Politiche alla stazione centrale, dagli agenti della Digos; all’interno dei locali della stazione centrale gli attivisti sono stati fermati ed identificati e giunti davanti all’ipermercato Auchan, dove era previsto un momento informativo, sono stati accolti da un folto presidio delle forze dell’ordine, ben assortito tra polizia, carabinieri, vigili urbani e Digos. Gli attivisti, straniti da una presenza così significativa di forze dell’ordine, soprattutto se comparato al loro esiguo numero, si sono sentiti rispondere che, con le nuove norme, ogni volantinaggio va preventivamente comunicato e autorizzato, altrimenti si rincorre nel rischio di essere denunciati.

Il reato? Manifestazione non autorizzata.

Che solerte attenzione, verrebbe da pensare, che presente attivismo dello Stato! C’è da dormire tranquilli in un territorio così tutelato!

Eppure, gli stessi straniti attivisti filo-palestinesi hanno appreso che proprio quel giorno, lo stesso normale lunedì cittadino, i militanti delle organizzazioni di destra cittadina, hanno ricoperto i muri del campo rom di manifesti razzisti e xenofobi.

Anche questi manifesti erano rivolti ai cittadini ma li invitavano, con un grosso segnale di pericolo, a temere i rom, accusandoli di furto, aggressioni e stupri.

Che strana idea di sicurezza! Che strana gestione dell’ordine pubblico! Che bizzarra città, la nostra, in cui un esiguo gruppo di pericolosi attivisti dovrebbe essere denunciato per non aver autorizzato il loro volantinaggio di eversivo consumo critico e tanti manifesti xenofobi incitanti all’odio razziale, nello stesso giorno, possono essere affissi senza che nessuno se ne accorga.

Proprio una strana idea di sicurezza!!

Follow

Get every new post delivered to your Inbox.